Hai questi vecchi buoni postali? Attenzione a questa novità importante sul rimborso

I buoni fruttiferi postali, strumenti di risparmio diffusi e garantiti dallo Stato, rappresentano una soluzione amata dagli italiani sia per la sicurezza sia per la semplicità di gestione. Tuttavia, negli ultimi mesi è emersa una novità sostanziale che interessa in particolare coloro che possiedono vecchi titoli cartacei emessi negli anni passati: è stata introdotta una modifica significativa nelle modalità di rimborso, e chi non vi presta la dovuta attenzione rischia di perdere il capitale investito e gli interessi maturati.

Prescrizione e rimborso: le regole da conoscere

Per chi è titolare di buoni postali cartacei emessi prima della dematerializzazione obbligatoria, la questione della prescrizione è centrale. I buoni postali, infatti, vanno riscossi entro dieci anni dalla data di scadenza: trascorso tale termine, il diritto al rimborso del capitale e degli interessi decade definitivamente per il risparmiatore, e l’importo non più reclamabile viene trasferito al Fondo Rapporti Dormienti dello Stato.

La scadenza viene calcolata a partire dalla fine dell’ultimo periodo di godimento previsto dal titolo. Ad esempio, un buono emesso nel luglio 2001 e scaduto nel luglio 2014 potrà essere riscosso entro il luglio 2024; oltre questa data, si perde ogni diritto al pagamento. È fondamentale quindi verificare con attenzione la data di emissione e calcolarne la prescrizione, che avviene giorno per giorno e non al 31 dicembre, secondo quanto stabilito da recenti decisioni dell’Arbitro Bancario Finanziario.

Per i titoli emessi in alcune zone colpite da eventi eccezionali (ad esempio terrremoti), sono previsti talvolta termini di prescrizione più lunghi, legati ai decreti di sospensione delle attività e alla residenza dell’intestatario nel periodo di emergenza.

Le novità sui rimborsi: errori e storni recenti

Negli ultimi mesi si è verificato un evento senza precedenti nell’ambito dei rimborsi: Poste Italiane ha infatti comunicato a molti risparmiatori di aver calcolato erroneamente gli importi da liquidare su alcuni vecchi buoni postali, rimborsati a marzo 2025. Questo ha generato una vera e propria confusione, con migliaia di cittadini che si sono visti richiedere la restituzione delle somme eccedenti già incassate, pur avendo agito in perfetta buona fede.

Ai clienti coinvolti, per alleviare il disagio, le Poste Italia hanno proposto un beneficio economico pari al 10% dell’importo stornato (con un tetto di 150 euro), usufruibile solo acquistando un nuovo buono fruttifero tra ottobre 2025 e marzo 2026. Tuttavia, chi non sottoscriverà nuovi titoli non riceverà alcun indennizzo, situazione che ha acceso proteste tra le associazioni di consumatori.

Questo scenario rende ancora più importante verificare puntualmente la situazione dei propri buoni e conservare con cura ogni documento relativo alle operazioni effettuate, in particolare ai rimborsi incassati dopo marzo 2025.

Quali sono i rischi e come tutelarsi

Chi possiede vecchi buoni cartacei rischia di perdere il diritto al rimborso se non presenta richiesta entro i termini previsti dalla normativa. In presenza di informazioni contraddittorie sulla scadenza stampigliate sul titolo, il consiglio è di interpellare rapidamente l’ufficio postale o presentare un reclamo scritto, poiché tale azione interrompe i termini di prescrizione e consente l’avvio di una procedura di verifica più approfondita presso l’Arbitro Bancario Finanziario.

Nei rari casi in cui le Poste Italiane continuino a negare il rimborso a fronte di titoli che presentano elementi di dubbio, può essere opportuno valutare l’azione in sede giudiziaria, specialmente se si tratta di importi significativi o di titoli emessi in serie particolari (come la serie O del 1983, rimborsabile solo entro il 31 dicembre 2023). Al contrario, per buoni già prescritti e non reclamati nei dieci anni successivi alla scadenza, ogni richiesta è priva di effetti, salvo i casi in cui ricorrano circostanze eccezionali che giustifichino un contenzioso specifico.

È importante ricordare che una semplice richiesta di pagamento, anche inviata via PEC, blocca il decorso della prescrizione, come previsto dal diritto bancario e dalle interpretazioni più recenti della giurisprudenza.

Norme operative e suggerimenti pratici per il rimborso

I buoni cartacei sottoscritti in passato possono essere riscossi esclusivamente per intero e in un’unica soluzione, senza costi aggiuntivi, presentando il titolo presso qualsiasi ufficio postale. Nel caso in cui invece il buono sia stato emesso in forma dematerializzata, è possibile chiedere anche rimborsi parziali, purché l’importo sia di almeno 50 euro e multipli, e sempre senza alcun costo aggiuntivo.

Per i buoni intestati a minorenni, il rimborso anticipato richiede l’autorizzazione del giudice tutelare, sia che il titolo sia cartaceo che elettronico, ma in ogni caso il diritto permane per l’intero valore maturato fino al momento della richiesta, purché avvenga entro i termini.

Quando si presenta una richiesta di rimborso occorre portare con sé:

  • Documento d’identità e codice fiscale dell’intestatario
  • Il buono originale (o denuncia di smarrimento e richiesta di duplicato, se il buono è stato perso)
  • L’eventuale autorizzazione del giudice tutelare per i titoli intestati a minorenni
  • L’accredito avviene in modo automatico, per i buoni elettronici, sullo stesso libretto postale o conto corrente BancoPosta a cui sono collegati i titoli. Per i buoni cartacei, il pagamento viene effettuato normalmente allo sportello al momento della presentazione del titolo in originale.

    Buoni scaduti e prescritti: cosa dice la giurisprudenza

    Nel caso in cui il buono sia già prescritto (cioè siano trascorsi più di dieci anni dalla scadenza), il Fondo Rapporti Dormienti presso la Consap riceve le somme non richieste dai titolari. Tuttavia, recenti sentenze e alcune decisioni di tribunali e del TAR hanno imposto alle Poste di essere chiari sulle informazioni relative a prescrizione e scadenza: comportamenti ambigui o poco trasparenti sono stati definiti ingannevoli a tutela dei consumatori.

    È possibile presentare ricorso all’Arbitro Bancario Finanziario dopo aver tentato una soluzione con un reclamo scritto, con la possibilità – qualora vi sia stata scarsa chiarezza sulle condizioni del titolo – di ottenere il pagamento anche oltre i termini standard, ma si tratta di situazioni eccezionali e da verificare caso per caso.

    L’invito resta quello di controllare regolarmente la scadenza dei propri buoni, conservarne la documentazione e agire tempestivamente in caso di dubbi o smarrimenti. Va ricordato infine che attualmente la prescrizione riguarda solo i titoli scaduti dopo ottobre 2021, mentre durante la fase emergenziale la scadenza dei termini era stata sospesa fino al 30 settembre 2021, slittando automaticamente per alcuni titoli.

    Alla luce di queste considerazioni, la gestione dei vecchi buoni postali richiede oggi maggiore consapevolezza. La chiave per non perdere il proprio investimento è intervenire prontamente, informarsi sulle novità normative e conservare copia di tutte le comunicazioni intercorse con Poste Italiane, pronti a far valere i propri diritti anche tramite le tutele offerte dall’Arbitro Bancario Finanziario in caso di contestazioni.

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